Fallire, la quinta essenza dello sviluppo

Fallire, la quinta essenza dello sviluppo

Fallire vuole dire aver attivato lo sviluppo“. Vallo a dire a chi ha fallito!

Perché quando hai appena fallito un obiettivo importante le sensazioni negative si accavallano e non lasciano spazio a pensieri positivi.

Non è solo questione di obiettivi falliti. Succede anche quando non riesci a gestire le persone. Quando qualcuno ti delude, ti senti tradito e un pò ti sembra di aver fallito. Per non parlare di quando la tua azienda attraversa una crisi: anche solo il pensiero basta a farti vivere il più grigio degli incubi.

Non piace a nessuno fallire. Ci sentiamo inadeguati o incapaci. Non vogliamo disattendere le nostre aspettative. Qualcuno non vuole disattendere quelle degli altri. Temiamo il giudizio degli altri, ancora di più quello delle persone che stimiamo o che amiamo. Non ci piacciono le conseguenze. Sopraggiunge la delusione, l’impotenza. A volta la rabbia. Ci si sente in colpa fino a vivere quell’errore come una grave colpa.

Quel momento, quella caduta, fa male.

E fa ancora più male perché il passo tra fallire ed essere falliti a volte è davvero breve!

Se fallisci non sei un fallito

C’è stato un momento in cui era normale sbagliare per ognuno di noi.

Si tratta di quel periodo della nostra vita di cui non abbiamo probabilmente più memoria, ma che sicuramente tutti abbiamo vissuto.

Chissà se esiste qualcuno al mondo che ricorda quando ha iniziato a pronunciare le prime parole. Per gli altri forse siamo stati buffi storpiando un vocabolo, ma per noi era solo un nuovo suono emesso. All’inizio forse ci ascoltavamo stupiti, sorpresi dal fatto che dalla nostra bocca uscisse un suono che potevamo modulare. Così abbiamo ripetuto tante volte quel suono fino a renderlo chiaramente comprensibile. Lo abbiamo pronunciato così tante volte fino a farlo diventare un vocabolo che usiamo senza neppure esserne consapevoli.

Ma ora quelle cadute fanno male.

Eppure, c’è chi dice che il bambino pianga dopo una caduta come riflesso della reazione degli adulti intorno a lui, più che per il proprio spavento o il proprio dolore.

Quindi in quel periodo della nostra vita, lo sbaglio faceva parte dell’apprendimento e in fondo non ci accorgevamo né di sbagliare né, tanto meno, di apprendere.

Invece crescendo qualcosa è cambiato. Sempre più spesso, insieme agli anni che passano, accompagniamo l’errore con sensazioni negative. Lo sbaglio diventa il protagonista di un film che ripetiamo nella nostra mente così tante volte che non riusciamo a vedere altro.

Ed allora fallire ci sembra un po’ morire.

Per un attimo più o meno lungo tutto sembra finire

Che sia un obiettivo mancato o, ben più grave certo, una intera impresa che falliasce, spesso le persone vivono quel fallimento come un punto di non ritorno.

Qualsiasi fosse il tuo piano non esiste più nulla da quel momento. Anche se avevi pianificato un piano B, ora non riesci neppure a ricordarlo.

Fallire equivale a non avere più scelta.

In quel momento

  • non facciamo altro che pensare a quell’errore e la nostra mente si focalizza solo sul comportamento che ha generato il tuo fallimento come se non fossimo in grado di comportarci in un altro modo e come se il tempo di quell’errore si fosse dilatato e occupasse tutto il nostro tempo
  • le emozioni negative prendono lo spazio dell’emozioni utili
  • la nostra mente vaga senza controllo rievocando involontariamente e continuamente l’errore
  • ed è lasciando spazio a queste emozioni e incupendo i nostri pensieri che piano piano si spegne la tua vitalità.

Ed è allora che ti sembra di avere sempre meno controllo della tua vita, sempre meno governo della tua attività.

Fallire non è morire

Ma per quanto la tua vitalità si sia spenta, il mondo continua a girare e tu sei ancora vivo.

Puoi scegliere, certo.

Puoi scegliere di

  • scappare e non pensare più a quello che è successo.
  • congelarti e lasciare che sia la vita a scorrerti davanti agli occhi mentre tu rimani ancorato a quel momento.
  • oppure attaccare dando, forse, la responsabilità ad altri.

Allora fallire equivarrebbe a rinunciare! Come se alla nostra prima caduta da bambini avessimo scelto di sederci a terra e non muoverci più da lì.

Oppure puoi scegliere, puoi scegliere di vivere il fallire come un momento di apprendimento. Semplicemente come quel risultato che ti dice che devi mettere in campo delle azioni diverse.

Perché il fallimento non è altro che un risultato diverso da quello che ti aspettavi e il “fallire” non sono altro le azioni inadatte ad ottenere i risultati che vorresti ottenere.

Quindi è necessario:

  1. prendere il governo dei tuoi pensieri
  2. impossessarti nuovamente delle tue emozioni e scegliere di provare quella che ti serve per pianificare il nuovo piano
  3. chiederti quindi “cosa posso fare di diverso?”
  4. agire con la consapevolezza che un futuro eventuale sbaglio sarà semplicemente un’azione non utile a conseguire il risultato desiderato.

Soprattutto ricorda che, se anche non c’è una seconda occasione per mettere in atto azioni diverse

  • il tuo errore è comunque una fonte di apprendimento
  • tu non sei il tuo errore!

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